Salute, se il medico è della stessa etnia ci si fida di più

Una ricerca destinata a far polemica: uno studio prova come gli uomini si fidino di più del dottore se è della stessa etniaDiscriminazione, diffidenza o paura del diverso? Ecco cosa pensano i giovani al riguardo.

Colore della pelle determinante tra medico e paziente?

L’empatia tra medico e paziente è un rapporto di fiducia che, a volte, non si costruisce in tempi brevi. Inoltre, con l’abbattimento delle frontiere, in Italia e nel resto del mondo può capitare di essere visitati da dottori e luminari di diversa provenienza etnica. Le polemiche sul razzismo nel Belpaese hanno acceso il dibattito sociale e politico, e ci si mette anche uno studio dell’Università di Berkeley ad aggiungere benzina sul fuoco.

Pare che i pazienti, quando vanno dal medico o a un consulto specialistico, tendano a fidarsi di più del loro dottore se corrisponde al proprio colore della pelle. Insomma, gli uomini di colore si fiderebbero del medico se afroamericano, i cinesi se l’oculista è asiatico e così via. Lo studio è stato pubblicato sul National bureau of Economic research. Il campanello d’allarme che ha spinto ad effettuare questa ricerca è stato scoprire perché negli USA gli uomini afroamericani hanno tassi più alti di morte prematura rispetto a qualsiasi altro gruppo etnico degli Stati Uniti e del mondo.

Rapporto medico e paziente, lo studio

Gli studiosi hanno tratto le loro conclusioni, e non sono certo quelle che si aspettavano. Pare che il divario tra i decessi negli USA e nel resto del mondo è dato dal fatto che i pazienti afroamericani siano meno inclini a seguire le prescrizioni e le raccomandazioni di un bianco, ad esempio. L’unica maniera per diminuire il divario tra i tassi di mortalità cardiovascolari in America tra etnia bianca e afroamericana è incrementare il numero di medici afroamericani.

E qui in Italia? Molti si ricorderanno l’episodio spiacevole successo a un medico a Cantù: una signora si era presentata alla Guardia Medica per essere visitata, ma vedendo il dottor Andi Nganso, trentenne originario del Camerun, ma residente in Italia da 12 anni , ha pensato bene di rinunciare alla visita. Non contenta, ha lasciato l’ambulatorio pronunciando piccata delle parole orribili, ovvero che non si sarebbe fatta toccare da un negro. Il quale l’ha presa con filosofia e ironia, visto che ha scritto su Facebook che aveva 15 minuti per un caffè, pur disorientato dalla reazione immotivata della donna.

La diversità fa paura, eppure i casi di errori, abusi e di maltrattamenti da parte di personale medico di etnia diversa non raggiungono i risultati di quelli perpetrati da quelli di etnia corrispondente al paziente. E, per dovere di cronaca, gli italiani sono noti come il popolo con il più alto numero di ricerche di sintomi e malattie su Internet rispetto agli altri paesi europei. A questo proposito, se vuoi restare aggiornato sulle news di salute ti consigliamo il blog di analisi Cangiano.

Giovani e diversità, la ricerca

Ci si chiede se adolescenti e giovani in generale, crescendo in questo clima, possano sviluppare un concetto sano di diversità, intesa non solo come colore della pelle, bensì come condizione sociale, disabilità, etnia, genere, opinioni politiche, orientamento sessuale e religione.

Il Centro studi Minori e media ha elaborato un questionario al quale hanno risposto più di 1200 studenti di 19 scuole medie superiori di 13 città italiane in Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Secondo i risultati, nella società attuale le discriminazioni sono molto o abbastanza diffuse sull’orientamento sessuale e sull’etnia in primis, per passare poi alla condizione sociale e alla disabilità. In aumento la diffidenza basata sul credo religioso, meno sulle opinioni politiche rispetto al passato, mentre il 37% ritiene che sia in diminuzione la discriminazione basata sul genere. Insomma, meglio un medico donna che un dottore di colore.

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